mercoledì 10 aprile 2019

Donne docenti: l'Ateneo di Torino sopra la media nazionale




L’Ateneo di Torino, oggi, vanta una percentuale di docenti donne di prima fascia maggiore di quella nazionale. Stando a dati ISTAT dell’anno corrente, il 28% delle cattedre universitarie sono assegnate a donne rispetto al 23% nazionale, e parliamo di donne docenti di prima fascia, quelle cioè che nel giro di tre anni possono ambire al ruolo di docente ordinario. Si stima che nella nostra città il numero di docenti donne sia aumentato del 5% dal 2009 e di un ulteriore 1% dal 2013. Un buon cambiamento, dunque.

Tuttavia, è ancora ingente la differenza tra le carriere di uomini e donne in ambito accademico. A Torino, infatti, gli uomini hanno percorsi lavorativi più lunghi in media di due anni rispetto alle colleghe, solo una degli 8 vicerettori dell’università è donna e solo 6 dipartimenti sulle 27 circoscrizioni dell’università di Torino sono guidati da donne.

Questo se osserviamo la scena universitaria torinese “al di qua” della cattedra; ma cosa vediamo accadere, invece, tra i banchi delle aule universitarie? Dati ISTAT 2018 rilevano il 68% di iscrizioni femminili, 58% di laureate donne, 56% di dottorande e 48% di ricercatrici. Una percentuale discendente, dunque. Come mai questo scarto di presenza femminile tra i banchi dell’università e i luoghi di ricerca da una parte e dall’altra i posti al di qua della cattedra?
Innanzitutto, doverosa una puntualizzazione: ormai sempre più spesso tanto a Torino quanto in Italia si riscontra una tendenza alla autoselezione. Le donne si iscrivono prevalentemente a corsi di laurea umanistici (80% secondo i dati ISTAT 2016) e non a quelli scientifici (31%) e specialmente nel settore dell’ingegneria (21%), e del Management. Così, si allontanano dalle facoltà in cui è maggiore il numero dei docenti di ruolo e dove più intensa è l’attività di ricerca, andando invece a ricoprire un 67% dei posti di lavoro tra il personale tecnico amministrativo e altre posizioni dirigenziali.

Altro spunto di riflessione ci viene dal fatto che le commissioni d’esame, sempre stando a stime ISTAT, sono composte quasi esclusivamente da uomini, e da recenti analisi emerge che le commissioni interamente maschili tendono a scegliere candidati uomini.
Secondo la giornalista e avvocato milanese Ilaria Li Vigni. “Occorre quindi sensibilizzare le donne a scegliere facoltà scientifiche, mettendo le proprie competenze a servizio di ambiti come l’informatica e l’ingegneria applicata, che offrono grandi spazi di ricerca in futuro e maggiori possibilità di lavoro negli atenei.”
Dunque, sembra che un “passaggio di interesse” femminile, accompagnato senza dubbio dall’azione di istituzioni e politica, possa dirigere il nostro Ateneo torinese (e non solo) verso la parità di genere da un punto di vista professionale.
Sicuramente un tema su cui riflettere.

Francesca Baudo