mercoledì 24 aprile 2019

Classifica dei laureati: Italia penultima in Europa


Nonostante il nostro paese abbia, sin dal 1088, anno di nascita dell'Università di Bologna, considerata la più antica al mondo, avuto una buona tradizione accademica, lo stesso non si può dire dei suoi cittadini. Secondo i dati Eurostat (2017) risulta infatti che solamente il 26,9% delle persone con un'età compresa tra i 30 e i 34 anni risulta essere in possesso di una laurea o un titolo equivalente contro una media dei paesi UE del 39,9% praticamente allineata al target al 2020 (40%). Peggio di noi in questa classifica solo la Romania che vanta un non invidiabile 26,3% di laureati tra i 30 e i 34 anni di età. La situazione migliora sensibilmente se si analizzano i dati relativi alle donne: il 34,1% è in possesso di una laurea e se si pensa che nel 2002 la percentuale era al 14,2% non si può che essere soddisfatti di questo miglioramento (il numero è più che raddoppiato in soli 15 anni) e ottimisti per il futuro. Emerge pertanto che ad abbassare la media di italiani laureati è il numero di uomini che coronano il loro percorso di studi con l'alloro (solo il 19,8% -addirittura inferiore al 20%!- dei 30-34enni). Questo dato ci colloca all'ultimo posto in Europa dove al penultimo posto troviamo i croati in crescita al 22,1%. Invece ai primi posti delle classifiche europee troviamo i seguenti paesi e le relative percentuali: Lituania(58%), Cipro(55,8%), Irlanda(53,5%), Lussemburgo(52,7%). Ecco che se da un lato può sembrare utopico raggiungere simili livelli per quanto riguarda il numero di laureati, deve invece essere un obiettivo di primaria importanza per il prossimo futuro arrivare quota target al 40% in modo da poter essere il più competitivi possibile in un'economia globalizzata che non lascia scampo a chi rimane indietro soprattutto in ambito scientifico e tecnologico.

Davide Donnarumma

venerdì 19 aprile 2019

Strisce blu al CLE: arriva la petizione degli studenti



È ormai problema ben noto quello dei parcheggi a pagamento al Campus Einaudi, introdotti da oltre un anno e costantemente oggetto di critica da parte degli studenti.

Col passare del tempo, la situazione è migliorata? Decisamente no, a giudicare dalla petizione di più di 300 firme presentata in Consiglio comunale dagli studenti, per chiedere nuovamente e a gran voce che qualcosa cambi.
Le strisce blu al costo di 1 euro all'ora in zona Campus, infatti, scoraggiano in maniera evidente chi si vuole recare in Università in auto, obbligando questi ultimi ad optare per gli affollatissimi mezzi pubblici.

Per raggiungere il Campus quindi, tolta una ristretta minoranza di studenti che possono permettersi di spendere tutti i giorni diversi euro semplicemente per parcheggiare la propria auto, si manifestano quotidianamente disagi continui su tram e pullman dovuti alla scarsità del numero di mezzi impiegati ed al conseguente sovraffollamento dei pochi che, fortunatamente, passano per il centro cittadino.
La situazione per molti è diventata insostenibile e il recarsi a lezione in orario quasi utopistico, specialmente per coloro i quali arrivano da fuori Torino, impossibilitati inoltre nel firmare la petizione (quando solitamente sono proprio loro ad essere i più svantaggiati da questo problema).

Pare assurdo sia che non si possano attuare delle tariffe agevolate o dei veri e propri abbonamenti per gli studenti sui parcheggi nei pressi del Campus, sia che le linee di mezzi pubblici non possano essere finalmente potenziate per ovviare al problema in un altro modo.

Una cosa è certa: la pazienza degli studenti sta pian piano terminando.
Ci auguriamo che il Comune e l'Università possano concretamente prendere in mano la questione e risolverla una volta per tutte, venendo incontro alle esigenze degli studenti, bisognosi di servizi efficienti, funzionanti e sensati dal punto di vista  economico.

La Redazione

mercoledì 17 aprile 2019

"Fuori i privati dall'Università!". Ma poi ci ripensano





Ieri si è tenuta presso la sala lauree Rossa Grande del Campus Luigi Einaudi la riunione del Consiglio di Dipartimento di Economia e Statistica “Cognetti de Martiis”. 
Tutti i punti all’ordine del giorno sono stati approvati all’unanimità, tra i più importanti troviamo: l’attestazione del bilancio relativo all’anno 2019; vari provvedimenti relativi alla didattica, come l’approvazione del calendario accademico, la nomina della componente studentesca in quota Eco e Statistica nella commissione didattica paritetica di scuola e il riconoscimento dei CFU relativi alle tesi svoltesi all’estero. 



Il punto più interessante, però, è la ratifica di un accordo tra l’Università di Torino e la multinazionale statunitense General Motors, la quale si è impegnata a stanziare una cifra di poco superiore ai 90.000 dollari per finanziare alcuni progetti di ricerca dell’Ateneo. Come precedentemente specificato, tutti i punti sono stati approvati all’unanimità, compreso quest’ultimo, nonostante vi fossero tra i votanti anche i rappresentanti di Studenti Indipendenti, che in più di un’occasione hanno apertamente osteggiato le collaborazioni di privati all’interno dell’Università.

Noi abbiamo votato favorevolmente, perché siamo d'accordo ad un intervento privato mirato a collaborazioni specifiche su determinati progetti, come quello appena approvato, in quanto se il privato entra come collaboratore e finanziatore di attività utili alla ricerca accademica, o allo sviluppo professionale degli studenti, pensiamo che sia il benvenuto e che sia un valore aggiunto.

Siamo certi che quella di Studenti Indipendenti non possa esser stata una semplice svista o una disattenzione, sapendo come gli Indipendenti siano molto attenti a spulciare ogni minimo bando o progetto, e che la decisione di appoggiare questo accordo sia maturata da una precisa valutazione delle specificità del caso in esame, tuttavia non possiamo non domandarci quale sia il significato e la portata di questo repentino cambio di atteggiamento, dopo mesi interi di instancabili crociate ideologiche volte ad impedire rapporti di questa natura nell'Ateneo. 

Com'è possibile fare una campagna elettorale ed una mobilitazione politica di un certo tenore e, poi, votare l'esatto contrario? La nostra posizione è sempre stata chiara fin da principio, riteniamo disonesto farsi eleggere con determinate promesse e poi votare l'esatto contrario.

Studenti Indipendenti, quindi i privati in Università vanno bene oppure decidete in base a come tira il vento? 

Davide Negro

giovedì 11 aprile 2019

Politecnico: l'industriale 70enne che fa volantinaggio SI Tav


È risaputo come i nostri nonni e tutte le persone di una certa età spesso  siano portatrici di saggezza, felicità, amore e di uno spirito di grinta e battaglia da cui noi giovani abbiamo molto da imparare.   Il caso del signor Pier Mario Cornaglia ne è un esempio. Nonostante i suoi 73 anni, ha deciso di rimboccarsi le maniche e portare avanti un’istanza molto attuale nel panorama politico, economico ed infrastrutturale come la Tav Torino-Lione che, a detta sua, rappresenta un importante volano di crescita e sviluppo per le future generazioni. Da qui l’idea del volantinaggio Pro Tav: «Vorrei parlavi di Tav Torino-Lione, di infrastrutture, corridoi europei e del vostro futuro», così si è presentato qualche giorno fa agli studenti del Politecnico di Torino appena usciti dalle lezioni del mattino davanti all’ingresso dell’Università. Pier Mario Cornaglia, laureatosi nel 1970 in ingegneria meccanica, oggi a capo del gruppo Cornaglia che produce sistemi di aspirazione e scarico per l’automotive, scende in piazza da attivista, per fare politica in nome del Tav, e di quell’idea per cui Torino e il Piemonte devono essere al centro di un progetto europeo partendo dalle infrastrutture.
“Ho fatto fuori 200 volantini in mezz’ora — racconta Cornaglia— Piccoli manifesti con cui spiego ai giovani perché questa opera ferroviaria è così importante. Non tanto per noi che siamo vecchi ma per loro che hanno tutta una vita davanti».
In pochi si sono fermati a scambiare due parole con l’ingegnere. Solo qualche studente straniero ha mostrato un po’ di interesse. «C’è tanta diffidenza, ma forse anche io mi sarei comportato così, a vent’anni. Ma dobbiamo fare tutti uno sforzo per fare capire a questi giovani che oggi a Torino non c’è futuro per loro. Non c’è lavoro oggi e non ci sarà domani. Mi è spiaciuto molto notare che alle manifestazioni cittadine per la Torino-Lione c’erano pochi giovani». Ha affermato.

Nonostante tutto, Cornaglia è convinto che anche i giovani debbano prendere posizione. Non a caso sta cercando, e continuerà a farlo, di informare gli studenti universitari; in tanti già si sono schierati contro il Tav ma questo non può certo rappresentare una posizione comune a tutti gli studenti. Si auspica che fra gli studenti universitari possa iniziare un confronto fra i vari schieramenti pro e contro l’infrastruttura affinché ci siano posizioni diverse ma precise e non prevalga solo ed esclusivamente una.

Davide Negro

mercoledì 10 aprile 2019

Donne docenti: l'Ateneo di Torino sopra la media nazionale




L’Ateneo di Torino, oggi, vanta una percentuale di docenti donne di prima fascia maggiore di quella nazionale. Stando a dati ISTAT dell’anno corrente, il 28% delle cattedre universitarie sono assegnate a donne rispetto al 23% nazionale, e parliamo di donne docenti di prima fascia, quelle cioè che nel giro di tre anni possono ambire al ruolo di docente ordinario. Si stima che nella nostra città il numero di docenti donne sia aumentato del 5% dal 2009 e di un ulteriore 1% dal 2013. Un buon cambiamento, dunque.

Tuttavia, è ancora ingente la differenza tra le carriere di uomini e donne in ambito accademico. A Torino, infatti, gli uomini hanno percorsi lavorativi più lunghi in media di due anni rispetto alle colleghe, solo una degli 8 vicerettori dell’università è donna e solo 6 dipartimenti sulle 27 circoscrizioni dell’università di Torino sono guidati da donne.

Questo se osserviamo la scena universitaria torinese “al di qua” della cattedra; ma cosa vediamo accadere, invece, tra i banchi delle aule universitarie? Dati ISTAT 2018 rilevano il 68% di iscrizioni femminili, 58% di laureate donne, 56% di dottorande e 48% di ricercatrici. Una percentuale discendente, dunque. Come mai questo scarto di presenza femminile tra i banchi dell’università e i luoghi di ricerca da una parte e dall’altra i posti al di qua della cattedra?
Innanzitutto, doverosa una puntualizzazione: ormai sempre più spesso tanto a Torino quanto in Italia si riscontra una tendenza alla autoselezione. Le donne si iscrivono prevalentemente a corsi di laurea umanistici (80% secondo i dati ISTAT 2016) e non a quelli scientifici (31%) e specialmente nel settore dell’ingegneria (21%), e del Management. Così, si allontanano dalle facoltà in cui è maggiore il numero dei docenti di ruolo e dove più intensa è l’attività di ricerca, andando invece a ricoprire un 67% dei posti di lavoro tra il personale tecnico amministrativo e altre posizioni dirigenziali.

Altro spunto di riflessione ci viene dal fatto che le commissioni d’esame, sempre stando a stime ISTAT, sono composte quasi esclusivamente da uomini, e da recenti analisi emerge che le commissioni interamente maschili tendono a scegliere candidati uomini.
Secondo la giornalista e avvocato milanese Ilaria Li Vigni. “Occorre quindi sensibilizzare le donne a scegliere facoltà scientifiche, mettendo le proprie competenze a servizio di ambiti come l’informatica e l’ingegneria applicata, che offrono grandi spazi di ricerca in futuro e maggiori possibilità di lavoro negli atenei.”
Dunque, sembra che un “passaggio di interesse” femminile, accompagnato senza dubbio dall’azione di istituzioni e politica, possa dirigere il nostro Ateneo torinese (e non solo) verso la parità di genere da un punto di vista professionale.
Sicuramente un tema su cui riflettere.

Francesca Baudo

lunedì 8 aprile 2019

Laurearsi conviene ancora? Ecco perchè!





"Non laurearti, è inutile!", "a cosa serve studiare? Mettiti a lavorare!". Se sei uno studente universitario ti sarà sicuramente capitato di sentirti dire delle frasi del genere, da amici o parenti, che non riescono a capire l'utilità di stare ore ed ore sui libri e che vorrebbero vederti subito entrare nel mondo del lavoro per guadagnare qualche soldo il prima possibile. Ma avranno davvero ragione? Andiamo a scoprirlo. 

Secondo i dati Istat, nel breve periodo non vi sarebbe alcuna differenza fra chi ha deciso di intraprendere l'università e chi ha cercato lavoro subito dopo il diploma. Risulta infatti che fra gli under 35 le persone di entrambe le categorie trovino lavoro circa due volte su tre. La differenza inizia invece a sentirsi con il passare del tempo. Vediamo, infatti, che nei ragazzi fra i 35 e i 44 anni il tasso di occupazione per i laureati è dell'86%, mentre quello dei diplomati del 75,9%. I dati salgono ancora a favore dei laureati se si considerano le persone in una fascia di età compresa tra i 45 e i 54, dove il tasso di occupazione dei laureati aumenta all'89,3%, mentre quello per i diplomati si attesta intorno al 77,5%. Più critica la situazione per coloro hanno conseguito solo il diploma di scuola media, di cui solo il 50 % risulta occupato tra i 25 e i 34 anni, per poi innalzarsi ad una percentuale del 60% tra i 35 e i 54. Soltanto il 40% di coloro che invece, compresi in una fascia di età tra i 25 e i 54 anni, hanno la sola licenza delle scuole elementari, riesce a trovare un lavoro. 

Di grande rilevanza risulta anche la scelta della facoltà. Sempre secondo quanto riportato dall'Istat, andando ad analizzare i corsi quinquennali, sul podio troviamo i laureati nel settore difesa e sicurezza, medicina e ingegneria, che risultano occupati rispettivamente nel 99,4%, 96,5%, 93,9% dei casi. Queste tre categorie sono seguite in ordine da coloro che si laureano nel settore scientifico (89,6%), dell' insegnamento (89,5%), economico statistico ( 88,8%), di educazione fisica (86,1%), chimico farmaceutico (86%), agrario (85,7%), di architettura (85,6%), politico sociale (81,3%), linguistico (79,4%) e psicologico (77,1%). Chiudono la classifica coloro che hanno conseguito la laurea nel campo geo-biologico, di cui risulta occupato il 76,5%, i laureati in Lettere, occupati nel 73,4% dei casi ed infine i giuristi, di cui lavora solo il 67,6% delle lauree magistrali e il 70,1% di quelle triennali. 

Per quanto riguarda gli stipendi, troviamo ancora in pole position i laureati nelle tre facoltà primarie precedenti, con il settore difesa e sicurezza che prevede stipendi in media intorno ai 2058€ mensili, i medici che mediamente guadagnano 1700€ al mese e gli ingegneri 1658€. Gli stipendi più bassi toccano invece ai laureati in Psicologia, Giurisprudenza e Agraria che al mese percepiscono rispettivamente in media 910€, 1.000€, 1183€. E tra un laureato e un non laureato chi guadagna di più? La retribuzione globale annua media di un laureato risulta essere di 41.220 euro, mentre quella di chi non ha un attestato universitario è di 26.008 euro. Il reddito, infatti, cresce esponenzialmente all’aumentare del livello di istruzione.

Avete ancora dei dubbi sul percorso che avete intrapreso? La prossima volta che qualcuno con aria saccente vi dirà che ciò che state facendo è inutile, mostrategli queste statistiche e forse capirà. Non ci vuole mica una laurea!

La Redazione