martedì 23 ottobre 2018

Università: Stati Uniti al primo posto, Italia ancora troppo indietro



Giorni di dibattito questi, giorni in cui si cercherà di capire la sorte dei venturi iscritti alla facoltà di medicina, tra un comunicato stampa e una smentita a livello ufficiale, tra un’opinione favorevole e una contraria al test d’ingresso espresso dagli studenti stessi (vedi articolo precedente).
Ma in questi giorni ci arrivano altre notizie, passate un po' in sordina respetto alla débacle sopra citata. Notizia da non sottovalutare o, peggio, da gettare nel dimenticatoio, che porta a riflessioni non da poco: il disastroso posto dell’Italia nella classifica Reuters che si occupa di individuare le 100 facoltà del mondo che brillano nel campo scientifico, nel progettare nuove tecnologie al servizio futuro delle industrie.
L’attributo “disastroso” probabilmente non da un quadro preciso della situazione: per cominciare la giornata con una bella doccia fredda basta cercare il nome di anche solo un ateneo nostrano nella classifica e il successivo non trovarne nemmeno uno, per capire che quando si parla di  decadimento, dovuto in primis allo svogliato interesse sulla “questione istruzione” da parte delle istituzioni, in questo caso non lo si enfatizza a sufficienza.
Le prime 8 su 100, manco a dirlo, sono americane e hanno ottenuto punteggi stellari sulla base di 4 indicatori:
- l’academic reputation che tiene conto dell’opinione di ricercatori e accademici;
- l’employer reputation che ascolta le valutazioni, in termini di migliori laureati, di datori di lavoro e manager, quindi il fondamentale ponte che si crea tra università e lavoro;
- il faculty/student ratio che mette in relazione il numero di docenti rispetto a quello degli studenti (indicatore dove l’Italia dimostra la performance peggiore guadagnandosi gli ultimi posti nel ranking persino mondiale!)
- e per finire il citations per faculty che conta il numero delle citazioni nelle  varie pubblicazioni scientifiche, ciò non per demerito degli studenti italiani ma a causa dell’ incapacità di aggiornarsi dimostrata dal nostro sistema universitario.
La situazione del nostro Paese non è rosea nemmeno guardando il ranking europeo, dove trovano spazio appena tre facoltà. Per quanto concerne l’Europa, invece, ancora due atenei tengono alto il nome del vecchio continente: uno belga e uno londinese. Per farsi un’idea dello stato di salute più preciso delle università italiane basta prendere la classifica a livello europeo e scendere fino al 44esimo posto dove troviamo il Politecnico di Milano seguito a ruota dalla Statale della stessa città e dalla Sapienza di Roma col suo 81esimo posto.
Invece di stracciarsi le vesti, andrebbe attuata una lucida analisi sui fattori che han causato questo inabissamento e dalla quale analisi prendano le mosse un’inversione di rotta al fine di riportare l’università italiana ai livelli qualitativi di non troppo tempo fa. 

La Redazione