martedì 24 aprile 2018

E se salta l'appello?



È da un paio di mesi ormai che si parla di uno sciopero dei professori universitari in vista della sessione estiva di esami.

La prima forma di protesta dei docenti si manifestò lo scorso autunno, coinvolgendo 10.580 tra professori ordinari e associati e ricercatori di 79 universitá.
Successivamente, il 16 febbraio 6.800 docenti in tutta Italia, chiedendo lo sbocco degli scatti di anzianitá, annunciavano la loro astensione.
Lo sciopero degli esami estivi è stato poi approvato dalla Commissione di garanzia, con la sola modifica di garantire almeno 5 appelli all'anno.

È chiaro che, se ciò dovesse realmente manifestarsi, a farne le spese saranno soltanto gli studenti, privati di un loro diritto e posti con le spalle al muro.
Lo sciopero porterà inevitabilmente ad un appello in meno nella sessione estiva, con conseguenti difficoltá nel raggiungimento dei crediti necessari per accedere al bando delle borse di studio, oltre che alla possibilitá di un aumento di tasse in seguito ad esami non conseguiti.

Il Coordinamento universitario, di fronte a questa evidente ingiustizia, a partire da febbraio ha lanciato una petizione per chiedere che le proteste dei docenti, pur essendo del tutto lecite e comprensibili, non complicassero ulteriormente le condizioni degli studenti.
La petizione ha raccolto finora circa 45.000 firme, segno inequivocabile del malcontento che aleggia intorno a questo sciopero.
Tramite le migliaia di firme cercate e trovate in tutti gli atenei italiani, gli universitari proveranno ad alzare la voce e a "normalizzare" una situazione che altrimenti si fará via via sempre più difficile.

Il diritto di scioperare dei docenti non dovrebbe andare per nessuna ragione ad annullare i diritti degli studenti, in fin dei conti veri protagonisti del mondo universitario.
Vedremo cosa succederá, sperando in una sensata conclusione della vicenda.

Redazione

sabato 21 aprile 2018

Laurearsi conviene ancora? Ecco perché!



"Non laurearti, è inutile!", "a cosa ti serve studiare? Mettiti a lavorare!". Se sei uno studente universitario ti sarà sicuramente capitato di sentirti dire delle frasi del genere, da amici o parenti, che non riescono a capire l'utilità di stare ore ed ore sui libri e che vorrebbero vederti subito entrare nel mondo del lavoro per guadagnare qualche soldo il prima possibile. Ma avranno davvero ragione? Andiamo a scoprirlo. 

Secondo i dati Istat, nel breve periodo non vi sarebbe alcuna differenza fra chi ha deciso di intraprendere l'università e chi ha cercato lavoro subito dopo il diploma. Risulta infatti che fra gli under 35 le persone di entrambe le categorie trovino lavoro circa due volte su tre. La differenza inizia invece a sentirsi con il passare del tempo. Vediamo, infatti, che nei ragazzi fra i 35 e i 44 anni il tasso di occupazione per i laureati è dell'86%, mentre quello dei diplomati del 75,9%. I dati salgono ancora a favore dei laureati se si considerano le persone in una fascia di età compresa tra i 45 e i 54, dove il tasso di occupazione dei laureati aumenta all'89,3%, mentre quello per i diplomati si attesta intorno al 77,5%. Più critica la situazione per coloro hanno conseguito solo il diploma di scuola media, di cui solo il 50 % risulta occupato tra i 25 e i 34 anni, per poi innalzarsi ad una percentuale del 60% tra i 35 e i 54. Soltanto il 40% di coloro che invece, compresi in una fascia di età tra i 25 e i 54 anni, hanno la sola licenza delle scuole elementari, riesce a trovare un lavoro. 

Di grande rilevanza risulta anche la scelta della facoltà. Sempre secondo quanto riportato dall'Istat, andando ad analizzare i corsi quinquennali, sul podio troviamo i laureati nel settore difesa e sicurezza, medicina e ingegneria, che risultano occupati rispettivamente nel 99,4%, 96,5%, 93,9% dei casi. Queste tre categorie sono seguite in ordine da coloro che si laureano nel settore scientifico (89,6%), dell' insegnamento (89,5%), economico statistico ( 88,8%), di educazione fisica (86,1%), chimico farmaceutico (86%), agrario (85,7%), di architettura (85,6%), politico sociale (81,3%), linguistico (79,4%) e psicologico (77,1%). Chiudono la classifica coloro che hanno conseguito la laurea nel campo geo-biologico, di cui risulta occupato il 76,5%, i laureati in Lettere, occupati nel 73,4% dei casi ed infine i giuristi, di cui lavora solo il 67,6% delle lauree magistrali e il 70,1% di quelle triennali. 

Per quanto riguarda gli stipendi, troviamo ancora in pole position i laureati nelle tre facoltà primarie precedenti, con il settore difesa e sicurezza che prevede stipendi in media intorno ai 2058€ mensili, i medici che mediamente guadagnano 1700€ al mese e gli ingegneri 1658€. Gli stipendi più bassi toccano invece ai laureati in Psicologia, Giurisprudenza e Agraria che al mese percepiscono rispettivamente in media 910€, 1.000€, 1183€. E tra un laureato e un non laureato chi guadagna di più? La retribuzione globale annua media di un laureato risulta essere di 41.220 euro, mentre quella di chi non ha un attestato universitario è di 26.008 euro. Il reddito, infatti, cresce esponenzialmente all’aumentare del livello di istruzione.

Avete ancora dei dubbi sul percorso che avete intrapreso? La prossima volta che qualcuno con aria saccente vi dirà che ciò che state facendo è inutile, mostrategli queste statistiche e forse capirà. Non ci vuole mica una laurea!

mercoledì 18 aprile 2018

Arriva il Tarm unico per tutte le facoltà



Novità importanti per l'Università di Torino: a partire dal prossimo anno accademico 2018/2019 le nuove matricole sosterranno un test di Accertamento dei requisiti minimi, che sarà comune per tutti i corsi di Laura senza numero programmato e non più differente a seconda della facoltà, come avveniva fino a prima. 

Una svolta significativa per UniTo, che negli ultimi anni ha evidenziato una netta disapprovazione generale per via dei metodi con il quale l’ateneo permetteva l'immatricolazione o meno dei nuovi studenti universitari.
Oggi al Campus Einaudi, in seguito ad un incontro con gli insegnanti, l'università di Torino ha intrapreso una direzione diversa, tale per cui tutti i futuri studenti dovranno sostenere un test di Accertamento dei requisiti minimi (TARM) comune, indipendentemente dal corso di Laurea da essi intrapreso, che si articolerà, più nello specifico, in sei sezioni e avrà un numero di 55 domande (20 di comprensione del testo, 10 di matematica, 10 di lingua italiana e 15 di cultura generale).

Il tempo prestabilito per svolgere il TARM sarà di due ore e al raggiungimento di 30/55 verrà autenticata l'immatricolazione dello studente.
Ma se questa sembrava essere una novità importante, ancor di più lo è quella che permetterà agli studenti degli istituti superiori di poter già sostenere il test in questione al IV anno, in seguito ad una collaborazione tra l'Ateneo di Torino e scuole superiori; il fine ultimo di questa iniziativa è quello di mettere gli studenti del liceo sin da subito in una condizione tale da poter decidere e capire quale percorso di studio potranno intraprendere in futuro. 

L'Ateneo inoltre  metterà a disposizione dei corsi online gratuiti, alla fine dei quali, dopo il superamento del test finale, rilascerà una certificazione che permetterà successivamente alle future matricole di sostenere il relativo esame ad un appello straordinario entro il periodo settembre/ottobre 2018, così da ottenere anticipatamente i primi CFU.

Qualcosa dunque sembrerebbe muoversi in linea di continuità con le iniziative degli ultimi tempi, volte a favorire un più facile accesso al mondo universitario e probabilmente studiate per far fronte al problema del basso tasso di laureati, che vede il nostro paese al penultimo posto in Europa. Dopo l’abolizione del test ingresso ad economia, ora è la volta del TARM unico per tutte le facoltà. Speriamo che questa sia la via più adeguata per rilanciare la nostra università.

Redazione

martedì 17 aprile 2018

Ricerca precaria al Rettorato



Questa mattina è avvenuta, davanti al Palazzo del Rettorato di via Po, una protesta dei ricercatori UniTo. Alcuni di loro indossavano t-shirt con uno slogan inequivocabile: "Ricercaprecaria".
Andiamo a scoprire perchè!

Tutto parte da giovedì scorso, quando i ricercatori hanno appreso la notizia della proposta di cancellare 20 concorsi per ricercatori di tipo B, anticamera della stabilizzazione di nuovi docenti.
La Cabina di regia, nuovo organo protagonista della proposta, si è giustificata ritenendo sufficienti i fondi straordinari stanziati dal Governo per il reclutamento di 55 ricercatori.

Questi ultimi, però, non hanno nascosto il loro malcontento, sottolineando dati preoccupanti per UniTo nel rapporto studenti-docenti: 34.5 nel 2016 contro una media nazionale di 30.5. Oggi, a fronte dell'aumento di studenti e della diminuzione di docenti, il rapporto è salito ulteriormente a 39.4 studenti per docente. 
Si critica dunque il carico di didattica troppo pesante che grava sulle spalle dei docenti e il sovraffollamento dei corsi, oltre che la sempre più difficoltosa ricerca di un relatore per la tesi.

I ricercatori credono che i vertici dell'Ateneo non vogliano rischiare di reclutare troppo, cercando di limitare il fenomeno proprio con questa nuova proposta di cancellazione di concorsi. Inoltre, sembrerebbe che le risorse tolte ai reclutamenti possano favorire un nuovo piano straordinario per concorsi per professori ordinari, annullando totalmente la possibilitá di reclutamento di forze fresche da parte dei singoli dipartimenti. Secondo i ricercatori, si tratterebbe di un unicum negativo tra gli atenei italiani.

Ruolo importante in questa situazione potrebbero giocarlo i presidenti di commissione, spesso schierati a difesa del precariato, invitati dai ricercatori a far sentire la loro voce in auto di molti colleghi precari.

Vedremo quali saranno gli sviluppi della vicenda, ma certamente la protesta contro il precariato non terminerà qui.

Redazione

lunedì 16 aprile 2018

Strisce blu. Punto della situazione



Dal 2 ottobre 2017 la città di Torino ha deciso di introdurre le strisce blu intorno al Campus Luigi Einaudi, sede delle facoltà di Giurisprudenza e Scienze Politiche. Le tariffe per i parcheggi sono di 1 euro all'ora, con la possibilità di usufruire di un abbonamento giornaliero valido dalle 8.00 alle 19.30, al costo di 7€ , un settimanale a 19€, due pluri settimanali da 180 ore a 50€ uno e da 450 ore a 100€ l'altro e per i non i residenti nella zona un mensile a 70€, un trismetrale a 165€ e un annuale a 585€, una tassa aggiuntiva in sostanza . Questo provvedimento ha causato chiaramente la reazione degli studenti, soprattutto di quelli che abitano fuori città e sono costretti a prendere l'auto, vista la scarsa qualità dei collegamenti con i mezzi pubblici.  

A tal proposito, occorre ricordare, in particolare a coloro che invece vivono in città, che da Luglio il  prezzo del biglietto GTT per una singola corsa urbana sarà aumentato da 1,50€ a 1,70€. Insomma la mobilità degli studenti, tra strisce blu e aumento dei biglietti, sta venendo sempre più compromessa e non sembrano esserci soluzioni al momento. Lo scorso mese si è verificato uno scontro tra  universitari e professori, a causa del nuovo regolamento, introdotto il 27 Marzo dal CdA di Unito, che ha previsto un aumento dei parcheggi sotterranei del Campus a disposizione di docenti e personale, a discapito degli studenti. Con il vecchio regolamento, che assegnava oltre 700 permessi, 377 erano assegnati a docenti e tecnici, mentre 324 agli studenti. 

Con il nuovo regolamento sono stati creati due gruppi: il primo che comprende professori, assegnisti e tecnici amministrativi, che avranno tutti diritto al posto e il secondo formato invece da studenti e dipendenti di ditte esterne a cui sono stati assegnati solo 260 posti, con priorità per i dipendenti esterni. Ciò ha causato ovviamente non poche polemiche, ma alla fine la situazione è rimasta tale, con una mobilità per gli studenti che risulta totalmente martoriata. Sarebbe ora di iniziare a pensare a soluzioni concrete, che possano risolvere seriamente il problema dei parcheggi, non solo al Campus ma anche per quanto riguarda le altre facoltà, in modo da rendere Torino una città realmente adatta alla vita universitaria. Non ci resta che aspettare e sperare che qualcuno quanto prima si faccia carico di questo problema, che rischia di rappresentare una vera e propria piaga per gli studenti.

Redazione